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21 Agosto 20
Magazine

Giorgio Sorti, oltre la fotografia

Giorgio Sorti, artista, fotografo, viaggiatore. Quando la fotografia non è semplice fotografia ma diventa pura interpretazione dell’osservatore che diventa il vero protagonista dell’opera, un dialogo costante da artista e spettatore con un finale sempre diverso e mai banale.

foto Giorgio Sorti

NELLA FOTOGRAFIA DI GIORGIO SORTI RIVIVE IL TEATRO DELLA MEMORIA

Sfondo nero, soggetto ritratto in piena luce, quasi dentro un “occhio di bue”. Le fotografie di Giorgio Sorti evocano qualcosa di teatrale. Una scena sulla quale si avvicendano gli attori, i mitici personaggi del nostro passato, i fantasmi della nostra infanzia, immortalati nel loro gesto più caratteristico, saliente, efficace, un gesto che va oltre la parola.

Questa capacità di riportare alla luce dall’indistinto magma del passato i suoi protagonisti evoca nell’osservatore una tempesta di ricordi. Le sue fotografie possiedono il raro dono di comunicare attraverso l’essenziale, (ancora il teatro, un certo tipo di teatro).  Sorti descrive e lo fa attraverso l’uso sapiente della luce che conferisce al soggetto una nuova plasticità e amplifica l’effetto della tridimensionalità originaria. In questo modo dà corpo e spessore ai ricordi, li rianima, torna a farli interagire con l’osservatore, chiamato così a farsi attore a sua volta.  Tutto ciò appare nella sua evidenza dalla scelta, quasi un segno distintivo, di raffigurare giocattoli. Il giocattolo infatti acquista una funzione solo se entra in relazione con l’uomo. Basti pensare al concetto stesso di gioco e a come, in molte lingue, si utilizzi la stessa parola per definire il giocare e il recitare (to play, in inglese; jouer in francese; spielen in tedesco).

Negli scatti delle serie Toons e Tohl Toys , galleggiano nel buio gli eroi dell’infanzia con i colori accesi e il loro carico di memoria e, come per la madeleine proustiana mettono in moto una serie di relazioni affettive. E richiamano lo spettatore.
Altre volte questo agire in situazione si traduce in una vera e propria “messa in scena”, come si può osservare nelle Porsche e in Made in Japan, per un verso, e nella serie Concept Art per un altro. Nel primo caso la costruzione di una scena con i modellini e le automobili di latta mira alla ricerca della resa realistica, ricreandone l’effetto attraverso le singolari angolature di ripresa, le sfocature e le definizioni dell’immagine usate ad arte.
In Concept Art invece, perseguendo un risultato del tutto antitetico, l’accostamento dei diversi soggetti fa emergere l’aspetto onirico, denso di rimandi simbolici, a tratti inquietante, dell’allestimento.
Rimanendo in tema, un discorso a sé merita la serie Gli abiti del male, avente per oggetto i sette peccati capitali. In questo caso la scelta di impiegare personaggi appartenenti ai giochi dei bambini per illustrare un tema così lontano dalla purezza dell’infanzia, fa più che creare un effetto inquietante, determina una sorta di black-out mentale nello spettatore. Utilizzando personaggi mutuati dai cartoni animati e macchiandoli del più grave reato di violazione delle leggi etiche e divine, Sorti ironizza su concetti elevati, si diverte a fare il verso a un certo modo “accademico” di intendere la fotografia, quasi si trattasse di un’arte divina.

 

E proprio questa sua capacità di smitizzare è al centro della bellissima serie delle Marilyn. Qui Sorti si misura con un soggetto umano, ma solo in apparenza. Ancora una volta siamo in presenza di una scena fotografica in cui l’inserimento di determinati oggetti (una conchiglia Saint-Jacques, un bicchiere, una sigaretta accesa, uno specchio in frantumi) trasforma vecchie foto della Monroe in un soggetto inedito. Attraverso i suoi collages sembra volerci chiedere cosa sia rimasto di umano nel mito di Marilyn, e osservando quella donna, così languida e triste, seppur ritratta all’apice della sua carriera, emerge l’artificiosa aura mitologica che lo star system le aveva costruito intorno. In fondo, per la nostra società che continuamente produce e divora miti che differenza c’è tra Superman e una divina attrice?

Proponendo questi accostamenti Sorti fa molto di più che ritrarre soggetti. Le sue fotografie sono dei veri e propri racconti in grado di restituire, attraverso prospettive e angolazioni originali, uno spaccato di vita. Osservandole si percepisce una trama, una storia iniziata e interrotta nel momento dello scatto ma ancora capace di suggestionare lo spettatore e condurlo verso la scelta di un possibile finale.
Rigorosamente soggettivo.
In fondo il compito dell’arte, di tutte le arti, non è forse sollecitare un dialogo continuo tra lo spettatore e l’artista?

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